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martedì 4 giugno 2013
Caffè e arte
Guardate cosa è riuscito a creare un artista giapponese, Kazuki Yamamoto, con la schiuma di latte. Egli ha realizzato piccole sculture in tre dimensioni, chissà forse per cominciare meglio la giornata!
sabato 1 giugno 2013
Caffè e caffettiere
Dato che ieri ho introdotto il tema del caffè, oggi voglio concludere l'argomento parlando della sua preparazione e scendendo nel particolare: come sono fatte e come funzionano le caffettiere?
Innanzitutto, bisogna fare una prima distinzione, visto che il caffè può essere preparato in tre modi diversi: bollito, infuso o espresso.
La bollitura è il metodo tradizionale di preparazione del caffè, ancora oggi in voga nei paesi arabi. Per prepararlo si usa una caffettiera apposita chiamata ibriq o ibrik, un pentolino alto e stretto in rame, con un lungo manico, che si riempie con due parti di caffè, una di zucchero e una dozzina di acqua.
Questa miscela viene mescolata, posta sul fuoco e portata ad ebollizione; si toglie l'ibrik dal fuoco e si lascia raffreddare. Questa operazione viene ripetuta tre volte, in seguito si fa sedimentare la polvere, poi si riscalda il caffè che è pronto per la degustazione.
Il caffè prodotto è anche chiamato caffè arabo o turco.
L'infusione è la tecnica che prevede di portare ad ebollizione l'acqua, versarla sul caffè ridotto in polvere più o meno fine, filtrare la miscela ottenuta e degustarla.
Vengono utilizzate due diverse caffettiere per ottenere questo tipo di caffè:
- la caffettiera a stantuffo o coffee plunger (circa 1933)
Essa consiste in un contenitore di vetro in cui viene versata la polvere di caffè e l'acqua bollente, lasciando la bevanda in infusione per il tempo desiderato. Attaccato al coperchio dell'apparecchio, si trova uno stantuffo che termina in un filtro circolare. Si raccoglie lo stantuffo verso l'alto e si preme delicatamente verso il basso. Nel movimento il filtro raccoglie la polvere di caffè, lasciando solo l'infuso, che verrà versato dal beccuccio dell'apparecchio.
- la caffettiera a filtro (1806, Benjamin Thompson)
Questo tipo di caffettiera è molto diffuso negli USA e in Germania. Essa prevede di far bollire l'acqua e versarla su un filtro, in genere di carta, che contiene il caffè il polvere. L'infuso viene subito raccolto in una caraffa o in una tazza e può essere subito consumato. Ne vien fuori quello che viene chiamato "caffè all'americana".
L'espresso viene solitamente preparato nei bar. Le macchine che lo fanno funzionano sotto pressione (quindi forse da qui deriva il termine "espresso") e hanno un meccanismo interno che fa passare l'acqua che bolle in un sistema di serpentine, poi attraverso il contenitore dove si trova la polvere di caffè torrefatto. Il caffè che si ottiene è molto concentrato e, proprio per questo, sapori sgradevoli determinati da scarsa pulizia o bruciatura, rovinano subito il gusto della miscela. Queste macchine hanno bisogno, perciò, di una frequente manutenzione e pulizia.
L'espresso nacque a Torino nel 1884, grazie all'invenzione del 16 maggio dello stesso anno di Angelo Moriondo (brevetto n. 33/256). Il brevetto di Bezzera venne acquistato da Desiderio Pavoni che nel 1905 fondò la ditta La Pavoni e iniziò la produzione in serie in una piccola officina a Milano. La diffusione nel mondo della macchina per espresso avvenne soprattutto per merito del torinese Pier Teresio Arduino e della sua ditta, la Victoria Arduino.
Nelle case italiane penso che la macchina utilizzata più di frequente sia la Moka, invenzione di Alfonso Bialetti del 1933.
Questa è formata da 5 elementi che si montano ad incastro tra loro:
- la caldaia, munita di valvola di sicurezza che lascia una via di sfogo a gas e liquidi, qualora la pressione salisse troppo e l'acqua non riuscisse a defluire;
- il serbatoio del caffè, a forma di imbuto con piano filtrante, dove si mette la polvere di caffè torrefatto. Questo si alloggia a incastro dentro la caldaia;
- il filtro, che trattiene la polvere del caffè ed evita che resti in sospensione nella bevanda finale;
- la guarnizione di gomma, che trattiene la piastrina in posizione ed evita la fuoriuscita laterale di acqua e vapore, alla base del serbatoio del caffè. Piastrina filtro e relativa guarnizione sono montati nell'apposito alloggiamento del bricco;
- il bricco, che raccoglie la bevanda stessa e che si chiude a vite sul serbatoio dell'acqua. Questo è provvisto di cannula da cui esce il caffè che si è formato per contatto tra l'acqua bollente e la polvere.
Il contenitore finale ha un beccuccio dal quale si versa la bevanda ed una maniglia per afferrare l'apparecchio.
Per preparare il caffè con la Moka si versa l'acqua nella caldaia, la si tappa con il serbatoio contenente la polvere di caffè torrefatto, si chiude il corpo della caffettiera e si pone quest'ultima sul fuoco.
L'acqua si scalda, fa aumentare la pressione dentro lo strumento e sale verso l'alto, passando prima nel filtro, dove la polvere viene filtrata e poi nel filtro della piastrina, che impedisce ai grani di caffè di passare nel bricco.
Attraverso un canale verticale molto piccolo, il caffè passa dal filtro al bricco e, una volta che questo si riempie, la bevanda è pronta per essere degustata.
Prima della Moka, tuttavia, c'era la caffettiera napoletana, inventata nel 1819 dal francese Morize.
Essa è composta di quattro elementi, ad incastro fra loro:
1) Il serbatoio dell'acqua, dotato di una maniglia ricurva e di un piccolissimo forellino posto in alto sul lato.
2) Il contenitore del caffè, con forma di cilindro cavo aperto da un lato, e con l'altro lato forato per permettere il passaggio dell'acqua in ebollizione, dove si mette la polvere di caffè torrefatto; l'ultima parte esterna è filettata, al fine di avvitarvi il filtro.
3) Il serbatoio del caffè si alloggia ad incastro dentro il serbatoio dell'acqua. Il filtro, che trattiene la polvere del caffè ed evita che resti in sospensione nella bevanda finale, si avvita sul contenitore del caffè.
Il serbatoio della bevanda, che raccoglie la bevanda stessa e che si incastra sul serbatoio dell'acqua, con già alloggiato al suo interno il contenitore del caffè comprensivo di filtro già avvitato, è provvisto di beccuccio, da cui esce il caffè che si è formato per il passaggio dell'acqua bollente attraverso la polvere, mediante gravità.
Il contenitore finale, così come il serbatoio dell'acqua, ha un manico che viene utilizzato per brandeggiare l'apparecchio.
4) Il coperchietto con manico da porre sopra il serbatoio del caffè al momento di versarlo.
La particolarità della caffettiera napoletana è il serbatoio della bevanda. Esso è infatti dotato di un beccuccio che, in fase di cottura, è voltato verso il basso e non verso l'alto.
A caffettiera smontata, si pone l'acqua nel serbatoio apposito; il livello dovrebbe raggiungere all'incirca i cinque millimetri al di sotto del forellino per l'uscita del vapore. Si pone il caffè in polvere, senza pressarlo, nel contenitore apposito, fino a fare in modo tale che sia a filo, o leggermente sopra, rispetto al bordo superiore del contenitore. Si avvita il filtro sul contenitore del caffè. Si incastra il contenitore del caffè con il filtro avvitato sul serbatoio pieno dell'acqua facendo attenzione a non far fuoriuscire l'acqua. Si incastra oil serbatoio del caffè su quello dell'acqua, facendo in modo che i due manici corrispondano come posizione e che non ci siano fessure tra il serbatoio dell'acqua e quello del caffè. Si pone la caffettiera su un fuoco non troppo vivo (che non sbordi dal diametro della caffettiera). Quando l'acqua giunge all'ebollizione, un sottile filo di vapore esce dal forellino del serbatoio dell'acqua, segnalando che è giunto il momento di prendere saldamente la caffettiera per i due manici e voltarla a testa in giù. Il serbatoio dell'acqua si viene così a trovare sopra quello che raccoglie il caffè. L'acqua scende quindi per effetto della forza di gravità, passa attraverso il serbatoio del caffè e il filtro e si raccoglie nel serbatoio.
Da qui verrà versato nelle tazzine, grazie al beccuccio che, dopo aver voltato la caffettiera, ha assunto il verso corretto e cioè verso l'alto.
Il tempo di "discesa" completa dell'acqua varia dai cinque ai dieci minuti.
Fonti: Napoletana, Caffettiera
Curiosità:
Il proverbiale senso di umanità e l’ospitale cordialità dei napoletani hanno lasciato tracce nella loro cultura del caffè. Fu infatti nei bar di Napoli che vide la luce quello che può essere ritenuto il tipo più “buono” di caffè: il “sospeso”, ossia un espresso non consumato da chi lo paga (consumazione “sospesa”, appunto) ma destinato a qualche avventore meno abbiente di passaggio.
Fonti: “Oro nero” – La cultura del caffè in Italia: usi, costumi, teatro e letteratura
Innanzitutto, bisogna fare una prima distinzione, visto che il caffè può essere preparato in tre modi diversi: bollito, infuso o espresso.
La bollitura è il metodo tradizionale di preparazione del caffè, ancora oggi in voga nei paesi arabi. Per prepararlo si usa una caffettiera apposita chiamata ibriq o ibrik, un pentolino alto e stretto in rame, con un lungo manico, che si riempie con due parti di caffè, una di zucchero e una dozzina di acqua.
Questa miscela viene mescolata, posta sul fuoco e portata ad ebollizione; si toglie l'ibrik dal fuoco e si lascia raffreddare. Questa operazione viene ripetuta tre volte, in seguito si fa sedimentare la polvere, poi si riscalda il caffè che è pronto per la degustazione.
Il caffè prodotto è anche chiamato caffè arabo o turco.
L'infusione è la tecnica che prevede di portare ad ebollizione l'acqua, versarla sul caffè ridotto in polvere più o meno fine, filtrare la miscela ottenuta e degustarla.
Vengono utilizzate due diverse caffettiere per ottenere questo tipo di caffè:
- la caffettiera a stantuffo o coffee plunger (circa 1933)
Essa consiste in un contenitore di vetro in cui viene versata la polvere di caffè e l'acqua bollente, lasciando la bevanda in infusione per il tempo desiderato. Attaccato al coperchio dell'apparecchio, si trova uno stantuffo che termina in un filtro circolare. Si raccoglie lo stantuffo verso l'alto e si preme delicatamente verso il basso. Nel movimento il filtro raccoglie la polvere di caffè, lasciando solo l'infuso, che verrà versato dal beccuccio dell'apparecchio.
- la caffettiera a filtro (1806, Benjamin Thompson)
Questo tipo di caffettiera è molto diffuso negli USA e in Germania. Essa prevede di far bollire l'acqua e versarla su un filtro, in genere di carta, che contiene il caffè il polvere. L'infuso viene subito raccolto in una caraffa o in una tazza e può essere subito consumato. Ne vien fuori quello che viene chiamato "caffè all'americana".
L'espresso viene solitamente preparato nei bar. Le macchine che lo fanno funzionano sotto pressione (quindi forse da qui deriva il termine "espresso") e hanno un meccanismo interno che fa passare l'acqua che bolle in un sistema di serpentine, poi attraverso il contenitore dove si trova la polvere di caffè torrefatto. Il caffè che si ottiene è molto concentrato e, proprio per questo, sapori sgradevoli determinati da scarsa pulizia o bruciatura, rovinano subito il gusto della miscela. Queste macchine hanno bisogno, perciò, di una frequente manutenzione e pulizia.
L'espresso nacque a Torino nel 1884, grazie all'invenzione del 16 maggio dello stesso anno di Angelo Moriondo (brevetto n. 33/256). Il brevetto di Bezzera venne acquistato da Desiderio Pavoni che nel 1905 fondò la ditta La Pavoni e iniziò la produzione in serie in una piccola officina a Milano. La diffusione nel mondo della macchina per espresso avvenne soprattutto per merito del torinese Pier Teresio Arduino e della sua ditta, la Victoria Arduino.
Nelle case italiane penso che la macchina utilizzata più di frequente sia la Moka, invenzione di Alfonso Bialetti del 1933.
Questa è formata da 5 elementi che si montano ad incastro tra loro:
- la caldaia, munita di valvola di sicurezza che lascia una via di sfogo a gas e liquidi, qualora la pressione salisse troppo e l'acqua non riuscisse a defluire;
- il serbatoio del caffè, a forma di imbuto con piano filtrante, dove si mette la polvere di caffè torrefatto. Questo si alloggia a incastro dentro la caldaia;
- il filtro, che trattiene la polvere del caffè ed evita che resti in sospensione nella bevanda finale;
- la guarnizione di gomma, che trattiene la piastrina in posizione ed evita la fuoriuscita laterale di acqua e vapore, alla base del serbatoio del caffè. Piastrina filtro e relativa guarnizione sono montati nell'apposito alloggiamento del bricco;
- il bricco, che raccoglie la bevanda stessa e che si chiude a vite sul serbatoio dell'acqua. Questo è provvisto di cannula da cui esce il caffè che si è formato per contatto tra l'acqua bollente e la polvere.
Il contenitore finale ha un beccuccio dal quale si versa la bevanda ed una maniglia per afferrare l'apparecchio.
Per preparare il caffè con la Moka si versa l'acqua nella caldaia, la si tappa con il serbatoio contenente la polvere di caffè torrefatto, si chiude il corpo della caffettiera e si pone quest'ultima sul fuoco.
L'acqua si scalda, fa aumentare la pressione dentro lo strumento e sale verso l'alto, passando prima nel filtro, dove la polvere viene filtrata e poi nel filtro della piastrina, che impedisce ai grani di caffè di passare nel bricco.
Attraverso un canale verticale molto piccolo, il caffè passa dal filtro al bricco e, una volta che questo si riempie, la bevanda è pronta per essere degustata.
Prima della Moka, tuttavia, c'era la caffettiera napoletana, inventata nel 1819 dal francese Morize.
Essa è composta di quattro elementi, ad incastro fra loro:
1) Il serbatoio dell'acqua, dotato di una maniglia ricurva e di un piccolissimo forellino posto in alto sul lato.
2) Il contenitore del caffè, con forma di cilindro cavo aperto da un lato, e con l'altro lato forato per permettere il passaggio dell'acqua in ebollizione, dove si mette la polvere di caffè torrefatto; l'ultima parte esterna è filettata, al fine di avvitarvi il filtro.
3) Il serbatoio del caffè si alloggia ad incastro dentro il serbatoio dell'acqua. Il filtro, che trattiene la polvere del caffè ed evita che resti in sospensione nella bevanda finale, si avvita sul contenitore del caffè.
Il serbatoio della bevanda, che raccoglie la bevanda stessa e che si incastra sul serbatoio dell'acqua, con già alloggiato al suo interno il contenitore del caffè comprensivo di filtro già avvitato, è provvisto di beccuccio, da cui esce il caffè che si è formato per il passaggio dell'acqua bollente attraverso la polvere, mediante gravità.
Il contenitore finale, così come il serbatoio dell'acqua, ha un manico che viene utilizzato per brandeggiare l'apparecchio.
4) Il coperchietto con manico da porre sopra il serbatoio del caffè al momento di versarlo.
La particolarità della caffettiera napoletana è il serbatoio della bevanda. Esso è infatti dotato di un beccuccio che, in fase di cottura, è voltato verso il basso e non verso l'alto.
A caffettiera smontata, si pone l'acqua nel serbatoio apposito; il livello dovrebbe raggiungere all'incirca i cinque millimetri al di sotto del forellino per l'uscita del vapore. Si pone il caffè in polvere, senza pressarlo, nel contenitore apposito, fino a fare in modo tale che sia a filo, o leggermente sopra, rispetto al bordo superiore del contenitore. Si avvita il filtro sul contenitore del caffè. Si incastra il contenitore del caffè con il filtro avvitato sul serbatoio pieno dell'acqua facendo attenzione a non far fuoriuscire l'acqua. Si incastra oil serbatoio del caffè su quello dell'acqua, facendo in modo che i due manici corrispondano come posizione e che non ci siano fessure tra il serbatoio dell'acqua e quello del caffè. Si pone la caffettiera su un fuoco non troppo vivo (che non sbordi dal diametro della caffettiera). Quando l'acqua giunge all'ebollizione, un sottile filo di vapore esce dal forellino del serbatoio dell'acqua, segnalando che è giunto il momento di prendere saldamente la caffettiera per i due manici e voltarla a testa in giù. Il serbatoio dell'acqua si viene così a trovare sopra quello che raccoglie il caffè. L'acqua scende quindi per effetto della forza di gravità, passa attraverso il serbatoio del caffè e il filtro e si raccoglie nel serbatoio.
Da qui verrà versato nelle tazzine, grazie al beccuccio che, dopo aver voltato la caffettiera, ha assunto il verso corretto e cioè verso l'alto.
Il tempo di "discesa" completa dell'acqua varia dai cinque ai dieci minuti.
Fonti: Napoletana, Caffettiera
Curiosità:
Il proverbiale senso di umanità e l’ospitale cordialità dei napoletani hanno lasciato tracce nella loro cultura del caffè. Fu infatti nei bar di Napoli che vide la luce quello che può essere ritenuto il tipo più “buono” di caffè: il “sospeso”, ossia un espresso non consumato da chi lo paga (consumazione “sospesa”, appunto) ma destinato a qualche avventore meno abbiente di passaggio.
Fonti: “Oro nero” – La cultura del caffè in Italia: usi, costumi, teatro e letteratura
venerdì 31 maggio 2013
Il caffè e storia
La visione di alcuni documentari oggi a lezione, fra cui alcune pubblicità ed estratti del programma storico, che andava in onda sulla Rai negli anni 60-70, Carosello, mi ha incuriosita moltissimo al tal punto che, appena tornata a casa, ho cercato in rete altri video, sempre dello stesso programma, che potessero collegarsi al tema della cucina.
Ho scelto due personaggi celebri del programma: Carmencita e Caballero, per introdurre il tema del giorno, il caffè.
Questa bevanda, così come accade per il tè, ha un'origine davvero antica e immersa nella leggenda. Secondo alcuni studiosi, veniva bevuto ai tempi dell'antica Troia e di Omero. Quello che è certo, tuttavia, è che già dal 1454 nell'odierno Yemen si usava bere il caffè e il suo consumo era consentito dal governo proprio perché questa bevanda ha qualità rinvigorenti, opposte a quelle soporifere del qat (bevanda che era, all'epoca, diffusa su tutto il territorio).
Con la diffusione della religione islamica, il caffè arrivò anche a Costantinopoli (circa nel 1517) e si diffuse ben presto in tutto l'Impero Turco.
Ciò che affascinava, più che il sapore del caffè, era probabilmente il fatto di poterlo sorseggiare in compagnia e in locali la maggior parte delle volte sfarzosi: a Damasco, per esempio, sappiamo che esistevano due lussuosi caffè, il Caffè delle Rose e il Caffè della via della Salvezza; col tempo i caffè diverranno luogo di ritrovo per scrittori, letterati e filosofi.
In Europa la bevanda venne conosciuta solo nel 1615, grazie ai commercianti veneziani che seguivano le rotte marittime che univano l'Oriente con Venezia e Napoli.
Perciò possiamo dire che Venezia fu la prima città italiana a conoscere il caffè: esso, oltre che come bevanda, veniva assunto per le sue proprietà digestive e medicamentose. Il suo prezzo era molto elevato, inizialmente, ma, quando lo Stato capì che poteva beneficiarne attraverso entrate considerevoli, cominciò a consentire l'apertura delle prime Botteghe del Caffè: la più famosa esiste ancora oggi e si trova sotto i portici di piazza San Marco a Venezia, il Caffè Florian.
Purtroppo la Chiesa ostacolò a lungo la diffusione di questa bevanda in Italia, perché la considerava la "bevanda del Diavolo". Fortunatamente Papa Clemente VIII, dopo averla assaggiata, ne rimase così colpito che la battezzò "bevanda cristiana".
Così i caffè, a partire dal 1683, si moltiplicarono e nacquero altri locali, ora storici, come il Caffè Greco a Roma, il Pedrocchi a Padova, il Caffè San Carlo a Torino e tanti altri ancora.
Oggi conosciamo tantissimi modi di preparare il caffè, non solo con macchine diverse (la caffettiera, la macchina elettrica a cialde o caricata con la polvere) ma addirittura in modi differenti. E non potete neanche immaginare quante siano le varietà!
Caffè espresso, detto anche «caffè normale» in Italia;
Caffè decaffeinato;
Caffè in vetro, è distribuito in bicchierino di vetro anziché in tazzina di porcellana;
Caffè corto: è un espresso molto ridotto, talvolta fino a poche gocce soltanto. Il caffè preparato in questo modo esprime al massimo l'aroma della bevanda ed ha un contenuto di caffeina molto basso. È una bevanda tipica dell'Italia (è quasi impossibile avere un vero caffè ristretto in paesi esteri);
Caffè lungo: è ottenuto con le macchine espresso facendo defluire più acqua del solito. Un caffè lungo, sebbene sia meno denso, contiene più caffeina di quello normale, e ancor più di quello ristretto, proprio perché la stessa quantità di posa di caffè viene «sfruttata» in misura maggiore. Il caffè lungo è considerato il caffè normale negli Stati Uniti e nell'Europa centrale e settentrionale;
Caffè macchiato: si ottiene aggiungendo al caffè una «macchia» (ovvero una piccola quantità) di latte;
Caffè schiumato: è un tipo di caffè macchiato in cui il latte aggiunto è caldo e spumoso;
Caffè corretto: si ottiene dall'aggiunta al caffè espresso di una dose di grappa o altro alcolico o superalcolico;
Caffè Americano: un espresso in tazza grande, a cui viene aggiunto un 60% circa d'acqua, calda o a temperatura ambiente, servita in una piccola brocca a parte. Da non confondersi con il caffè all'americana che non viene preparato partendo dall'espresso;
Caffè napoletano, preparato con la caffettiera napoletana;
Caffè moldavo;
Caffè alla nocciola;
Caffè al ginseng;
Cappuccino;
Mocaccino cappuccino classico, più una piccola dose di cioccolata calda;
Babyccino il cappuccino per i bambini,più piccolo e decorato artisticamente, con schiuma, marshmallow, cacao, ecc.;
Caffè messicano;
Caffè in ghiaccio;
Caffè in ghiaccio con latte di mandorla;
Caffè shakerato, è un caffè con ghiaccio agitato nello shaker;
Caffè d'orzo, si definisce "caffè" in senso lato poiché non utilizza chicchi di caffè nella sua preparazione;
Marocchino si prepara versando nel bicchierino di vetro prima la schiuma del latte e poi il caffè, spesso viene aggiunto anche del cioccolato o del cacao;
Caffè turco;
Caffè doppio lungo;
Caffè doppio ristretto;
Caffè corto con fettina di arancia;
Caffè frappé è un'invenzione greca: i suoi ingredienti di base sono caffè istantaneo, zucchero e acqua; Irish coffee;
Jamaican coffee: è come l'Irish coffee, ma con il rum al posto del whiskey;
Caffè dello studente: è un caffè particolarmente forte usato dagli studenti per rimanere svegli per studiare. Ottenuto un caffè' dalla moka, lo si riinserisce nella caldaia della moka si cambia il caffè nel filtro e lo si rifà;
Caffè alla valdostana;
Café du campagnard;
Caffè brasiliano: si prepara aggiungendo al caffè, panna montata e cioccolato dolce in polvere;
Caffè francese;
Caffè al limone, tipico di Giugliano in Campania si ottiene con l'aggiunta di limone di Sorrento.
Caffè espresso, detto anche «caffè normale» in Italia;
Caffè decaffeinato;
Caffè in vetro, è distribuito in bicchierino di vetro anziché in tazzina di porcellana;
Caffè corto: è un espresso molto ridotto, talvolta fino a poche gocce soltanto. Il caffè preparato in questo modo esprime al massimo l'aroma della bevanda ed ha un contenuto di caffeina molto basso. È una bevanda tipica dell'Italia (è quasi impossibile avere un vero caffè ristretto in paesi esteri);
Caffè lungo: è ottenuto con le macchine espresso facendo defluire più acqua del solito. Un caffè lungo, sebbene sia meno denso, contiene più caffeina di quello normale, e ancor più di quello ristretto, proprio perché la stessa quantità di posa di caffè viene «sfruttata» in misura maggiore. Il caffè lungo è considerato il caffè normale negli Stati Uniti e nell'Europa centrale e settentrionale;
Caffè macchiato: si ottiene aggiungendo al caffè una «macchia» (ovvero una piccola quantità) di latte;
Caffè schiumato: è un tipo di caffè macchiato in cui il latte aggiunto è caldo e spumoso;
Caffè corretto: si ottiene dall'aggiunta al caffè espresso di una dose di grappa o altro alcolico o superalcolico;
Caffè Americano: un espresso in tazza grande, a cui viene aggiunto un 60% circa d'acqua, calda o a temperatura ambiente, servita in una piccola brocca a parte. Da non confondersi con il caffè all'americana che non viene preparato partendo dall'espresso;
Caffè napoletano, preparato con la caffettiera napoletana;
Caffè moldavo;
Caffè alla nocciola;
Caffè al ginseng;
Cappuccino;
Mocaccino cappuccino classico, più una piccola dose di cioccolata calda;
Babyccino il cappuccino per i bambini,più piccolo e decorato artisticamente, con schiuma, marshmallow, cacao, ecc.;
Caffè messicano;
Caffè in ghiaccio;
Caffè in ghiaccio con latte di mandorla;
Caffè shakerato, è un caffè con ghiaccio agitato nello shaker;
Caffè d'orzo, si definisce "caffè" in senso lato poiché non utilizza chicchi di caffè nella sua preparazione;
Marocchino si prepara versando nel bicchierino di vetro prima la schiuma del latte e poi il caffè, spesso viene aggiunto anche del cioccolato o del cacao;
Caffè turco;
Caffè doppio lungo;
Caffè doppio ristretto;
Caffè corto con fettina di arancia;
Caffè frappé è un'invenzione greca: i suoi ingredienti di base sono caffè istantaneo, zucchero e acqua; Irish coffee;
Jamaican coffee: è come l'Irish coffee, ma con il rum al posto del whiskey;
Caffè dello studente: è un caffè particolarmente forte usato dagli studenti per rimanere svegli per studiare. Ottenuto un caffè' dalla moka, lo si riinserisce nella caldaia della moka si cambia il caffè nel filtro e lo si rifà;
Caffè alla valdostana;
Café du campagnard;
Caffè brasiliano: si prepara aggiungendo al caffè, panna montata e cioccolato dolce in polvere;
Caffè francese;
Caffè al limone, tipico di Giugliano in Campania si ottiene con l'aggiunta di limone di Sorrento.
Ecco per voi un interessante articolo trovato il rete sul come preparare il caffè perfetto!
E, per finire, un altro documento visivo, a mio avviso, suggestivo: una scena tratta dal film La banda degli onesti
Fonti : La storia del caffè, Caffè,
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